Sono stati lanciati dei progetti finalizzati ad ottenere una migliore efficienza energetica nella conversione dei rifiuti, a ridurre le emissioni nocive e a ricavare energia dal processo. Dai sistemi attualmente in sperimentazione, però, emergono criticità quali l'utilizzo di tecnologie costose e poco consolidate (gassificazione) e bilanci energetici non chiariti, oltre a background aziendali più orientati verso la produzione di PSA che verso lo smaltimento degli stessi.
I pannolini lavabili possono essere utilizzati più di una volta, diminuendo così la produzione di rifiuti, eppure permangono diversi dubbi sulla validità di questi pannolini.
Innanzitutto sono un prodotto di nicchia (2% del totale dei pannolini) e non risultano sempre vantaggiosi in termini di costi e usabilità per gli utenti finali. Inoltre, permangono diversi dubbi sull'impatto ambientale (LCA) di questi prodotti, secondo diversi studi risulterebbe simile o maggiore rispetto ai pannolini usa e getta.
Infine, il vero problema, è che i pannolini lavabili vengono utilizzati solo nell'infanzia e non vengono impiegati per i prodotti destinati agli adulti o agli anziani.
Exodus è economico perché si basa su processi consolidati e si differenzia dallo smaltimento in discarica o attraverso l'inceneritore. Presenta costi paragonabili alla normale gestione della FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) che si attestano fra i 60 € e gli 85 € / tonnellata contro una media di 113 € / tonnellata per gli inceneritori e 95 € / tonnellata per le discariche.
Exodus è economico perché si basa su processi consolidati e si differenzia dallo smaltimento in discarica o attraverso l'inceneritore. Presenta costi paragonabili alla normale gestione della FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) che si attestano fra i 60 € e gli 85 € / tonnellata contro una media di 113 € / tonnellata per gli inceneritori e 95 € / tonnellata per le discariche.
Exodus è sostenibile perché è performante nella riduzione di CO2; si recuperano rifiuti che finirebbero inceneriti o in discarica al fine di produrre energia (Biometano CH4) o biopolimeri (poliidrossialcanoati).
Exodus è sostenibile perché è performante nella riduzione di CO2; si recuperano rifiuti che finirebbero inceneriti o in discarica al fine di produrre energia (Biometano CH4) o biopolimeri (poliidrossialcanoati).
Exodus è modulare perché può essere messo in opera secondo esigenze di smaltimento delle pubbliche amministrazioni, con un notevole risparmio per la collettività.
Exodus è modulare perché può essere messo in opera secondo esigenze di smaltimento delle pubbliche amministrazioni, con un notevole risparmio per la collettività.
Exodus è evolvibile perché può essere ulteriormente migliorato su due piani: sul piano industriale, per migliorare efficienza delle varie fasi del processo; sul piano dei prodotti, per ottenere migliori performance cinetiche nella resa utilizzando i biopannolini prodotti con poliidrossialcanoati (PHA) migliorandone la resa fra il 30% e il 40% secondo la nostra stima.
Exodus è evolvibile perché può essere ulteriormente migliorato su due piani: sul piano industriale, per migliorare efficienza delle varie fasi del processo; sul piano dei prodotti, per ottenere migliori performance cinetiche nella resa utilizzando i biopannolini prodotti con poliidrossialcanoati (PHA) migliorandone la resa fra il 30% e il 40% secondo la nostra stima.
Exodus è definitivo perché si arriva a bioraffineria di poliidrossialcanoati (PHA) chiudendo un cerchio che inizia con lo smaltimento dei PSA per giungere alla produzione di biopannolini in grado di avere un minor impatto in termini ambientali e una migliore resa nel processo di smaltimento.
Exodus è definitivo perché si arriva a bioraffineria di poliidrossialcanoati (PHA) chiudendo un cerchio che inizia con lo smaltimento dei PSA per giungere alla produzione di biopannolini in grado di avere un minor impatto in termini ambientali e una migliore resa nel processo di smaltimento.
Tutti noi abbiamo utilizzato (e utilizziamo) pannolini e pannoloni, ovvero prodotti sanitari assorbenti (PSA); da bambini, da adulti, da anziani o con i nostri figli e nipoti. Ma sappiamo davvero come è fatto un pannolino?
A contatto con la pelle c'è uno strato superiore (topsheet) che precede lo strato assorbente (acquisition layer) con il compito di trasportare i liquidi al nucleo del pannolino (absorbent core). Le barriere laterali (legcuffs) prevengono la fuoriuscita di liquidi, mentre la parte esterna in non-tessuto riveste l'intera struttura.
Sapere come funziona un pannolino e utilizzarlo, non è però il cuore del problema. L'aspetto più problematico, nell'utilizzo di questi prodotti, è lo smaltimento.
Ogni anno, in Italia, si producono circa 900.000 – 1 milione di tonnellate di rifiuti PSA, che rappresentano il 3% – 3,5% del totale dei rifiuti solidi urbani (RSU).
Attualmente, il 18% dei rifiuti totali prodotti viene incenerito, il 38% è gestito attraverso le discariche, il 24% per recupero di materia, il 14% per il trattamento biologico della frazione organica, il resto è destinato ad altre gestioni (fonte ISPRA).
Nello specifico dei PSA, il 78% di questi finisce in discarica mentre il 22% finisce negli inceneritori, con comprensibili problematiche legate all'inquinamento e alla gestione degli stabilimenti.
Nella Provincia Autonoma di Trento (537.000 abitanti), caso che prendiamo in esame, si producono circa 13.000 tonnellate di PSA. Circa il 40% dei pannolini per bambini nel totale della provincia vengono utilizzati dagli asili, mentre il 70% di quelli per gli anziani vengono utilizzati negli ospedali e nelle case di riposo.
Da questi dati è facile comprendere le difficoltà che derivano dallo smaltimento di PSA, anche in un contesto dove la raccolta differenziata viene operata su standard di alta qualità.
Si pensi che, ad esempio, i PSA non smaltiti correttamente (assorbenti femminili su tutti), in Trentino, creano notevoli problemi alle bocche dei depuratori dove vengono raccolti.
Contesto
Dati
Prospettive per una soluzione
Exodus
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La difficoltà non sta nel credere nelle nuove idee,
ma nel fuggire dalle vecchie.

(M.J. Keynes)
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Tutti noi abbiamo utilizzato (e utilizziamo) pannolini e pannoloni, ovvero prodotti sanitari assorbenti (PSA); da bambini, da adulti, da anziani o con i nostri figli e nipoti. Ma sappiamo davvero come è fatto un pannolino?
A contatto con la pelle c'è uno strato superiore (topsheet) che precede lo strato assorbente (acquisition layer) con il compito di trasportare i liquidi al nucleo del pannolino (absorbent core). Le barriere laterali (legcuffs) prevengono la fuoriuscita di liquidi, mentre la parte esterna in non-tessuto riveste l'intera struttura.
Sapere come funziona un pannolino e utilizzarlo, non è però il cuore del problema. L'aspetto più problematico, nell'utilizzo di questi prodotti, è lo smaltimento.
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Nella Provincia Autonoma di Trento (537.000 abitanti), caso che prendiamo in esame, si producono circa 13.000 tonnellate di PSA. Circa il 40% dei pannolini per bambini nel totale della provincia vengono utilizzati dagli asili, mentre il 70% di quelli per gli anziani vengono utilizzati negli ospedali e nelle case di riposo.
Da questi dati è facile comprendere le difficoltà che derivano dallo smaltimento di PSA, anche in un contesto dove la raccolta differenziata viene operata su standard di alta qualità.
Si pensi che, ad esempio, i PSA non smaltiti correttamente (assorbenti femminili su tutti), in Trentino, creano notevoli problemi alle bocche dei depuratori dove vengono raccolti.
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Ogni anno, in Italia, si producono circa 900.000 – 1 milione di tonnellate di rifiuti PSA, che rappresentano il 3% – 3,5% del totale dei rifiuti solidi urbani (RSU).
Attualmente, il 18% dei rifiuti totali prodotti viene incenerito, il 38% è gestito attraverso le discariche, il 24% per recupero di materia, il 14% per il trattamento biologico della frazione organica, il resto è destinato ad altre gestioni (fonte ISPRA).
Nello specifico dei PSA, il 78% di questi finisce in discarica mentre il 22% finisce negli inceneritori, con comprensibili problematiche legate all'inquinamento e alla gestione degli stabilimenti.
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Come smaltire i PSA minimizzando
l'impatto ambientale?
Prospettive per una soluzione
Impianti complessi e costosi
Sono stati lanciati dei progetti finalizzati ad ottenere una migliore efficienza energetica nella conversione dei rifiuti, a ridurre le emissioni nocive e a ricavare energia dal processo. Dai sistemi attualmente in sperimentazione, però, emergono criticità quali l'utilizzo di tecnologie costose e poco consolidate (gassificazione) e bilanci energetici non chiariti, oltre a background aziendali più orientati verso la produzione di PSA che verso lo smaltimento degli stessi.
Soluzioni parziali difficilmente scalabili
I pannolini lavabili possono essere utilizzati più di una volta, diminuendo così la produzione di rifiuti, eppure permangono diversi dubbi sulla validità di questi pannolini.
Innanzitutto sono un prodotto di nicchia (2% del totale dei pannolini) e non risultano sempre vantaggiosi in termini di costi e usabilità per gli utenti finali. Inoltre, permangono diversi dubbi sull'impatto ambientale (LCA) di questi prodotti, secondo diversi studi risulterebbe simile o maggiore rispetto ai pannolini usa e getta.
Infine, il vero problema, è che i pannolini lavabili vengono utilizzati solo nell'infanzia e non vengono impiegati per i prodotti destinati agli adulti o agli anziani.
Exodus
Economico
Sostenibile
Modulare
Evolvibile
Definitivo
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Sostenibile
Modulare
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è un'idea di:

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